Anna Pozzi

Ho lasciato un lavoro da dipendente per lavorare con la scrittura: ecco come ho fatto

Non fare come me. Non sono stato un buon esempio. Avrei dovuto cominciare a lavorare con la scrittura molto tempo fa, invece ho speso più di metà della mia vita inseguendo quel sogno, ma facendo altro. 

E con “altro” non intendo un lavoro routinario dalle nove alle cinque, ma una professione che mi portava a viaggiare continuamente, soprattutto su rotte intercontinentali, anche per mesi interi.

Fabienne Fredrikson sostiene che «le cose a cui sei appassionato sono la tua vocazione». Forse non è sempre vero, ma per me sicuramente almeno una lo è sempre stata: scrivere.

In questo articolo ti racconto il percorso che mi ha portato a trasformare la mia passione in una professione. Errori inclusi, così potrai farne tesoro e, magari, arrivare più in fretta di me a vivere di scrittura.

caso studio lavorare con la scrittura

Con il chiodo fisso della scrittura in testa, è difficile lavorare

Per quasi trent’anni, nonostante mettessi tutto l’entusiasmo che avevo nel mio lavoro, non riuscivo a togliermi dalla testa il progetto di dedicarmi a tempo pieno alla scrittura: per me era un chiodo piantato nel cervello!

Ciò che mi sfibrava era il poco tempo che potevo dedicare a questa mia passione e la disarmante sensazione di discontinuità che non riusciva a far superare, a tutto ciò che scrivevo, il livello della mera bozza.

Sono un romanziere; la mia vocazione è per le storie che “respirano”, in cui i personaggi ci accompagnano in un viaggio, in luoghi che possono essere porti sicuri o isole inesplorate, ma dove in ogni caso scegliamo di perderci. Romanzi che ci aiutano a scoprire la versione migliore di noi stessi.

Ma per scrivere storie così, non bastano i ritagli di tempo.

Non è sufficiente nemmeno imporsi di far solo quello nei fine settimana. Ci vuole ben altro: sto parlando di continuità, dedizione, entusiasmo. Solo così una passione ci fa del bene, altrimenti diventa qualcosa che ci consuma

Per troppi anni, ho sperato che tutto questo potesse trovare una soluzione di compromesso. Che illuso! Con le passioni non si scende a compromessi…

Sacrificare la tua passione ti regala l’equilibro che cerchi?

Non so quante volte per lavoro ho fatto il giro completo del globo. Mi ero abituato a sfruttare le lunghe trasvolate oceaniche e le infinite attese nei lounge degli aeroporti come momenti tutti per me: ore in cui potevo consumare la tastiera del mio portatile

Tuttavia atterrare significava sempre la fine dei giochi, ripiombare in una vita vagabonda, preda dello stress che affligge ogni responsabile commerciale. Un girone infernale da cui ogni giorno sognavo la fuga.

Per molto tempo tutto è rimasto cristallizzato in questo limbo, fino a quando la stanchezza e i fatti della vita hanno cominciato a mirare alle rotule della mia resilienza. Progressivamente non ce l’ho fatta più e chi ne ha fatto le spese è stata proprio la mia passione.

Soccombere fu inevitabile, per certi versi quasi liberatorio.

A volte arrendersi risulta la cosa più semplice, anche se la giustifichiamo come scelta necessaria. 

Da quel momento ho passato interi anni a non scrivere altro che poche pagine: aprivo un foglio Word, lo riempivo senza fermarmi, giunto alla fine lo rileggevo e spesso senza nemmeno arrivare in fondo, eliminavo il file.

Avevo gettato la spugna. E con essa una parte di me.

Lavorare scrivendo: un sogno nel cassetto di cui hai perso la chiave?

Quando consideri una guerra ormai persa, per tacitare il senso di colpa per aver smesso di combattere il tuo cervello trova subito un alibi, un compromesso che mette d’accordo testa e cuore.

Ma è un errore che si paga salato, perché spesso decreta la fine di un sogno.

Avevo passato una vita a togliere il mio dal cassetto, rimirarlo, raffinandone i dettagli. Un’operazione che a tratti diventava compulsiva, alimentata dallo stress che la mia professione pompava nel mio corpo.

Lo rinfrescavo come fanno le nonne con la biancheria; poi, dopo averlo accuratamente ripiegato, tornavo a riporlo sempre nello stesso cassetto chiuso a chiave.

Ormai però quel sogno era diventato doloroso.

L’assenza della scrittura nelle mie giornate mi aveva trasformato nel manifesto della malinconia, faceva emergere quell’insoddisfazione che mi rendeva tossico in ogni discorso che facevo. Lo percepivo, eppure ero incapace di invertire la rotta.

Per trasformare una passione in un lavoro la paura è un carburante indispensabile

Poi è arrivata la pandemia. Aerei a terra, ufficio chiuso, novanta giorni da solo in casa: io, le mie amate piante grasse e i miei pensieri.

Era la prima volta in 25 anni che rimanevo fermo per più di due settimane di seguito tra le mura del mio appartamento. Ho cominciato a riassaporare ritmi che non mi ricordavo esistessero e a riappropriarmi di tempi che non sapevo di avere.

Ci ha messo qualche settimana, ma d’un tratto il mio cervello rettiliano ha dato una spallata al mio bisogno di scrivere, che è tornato prepotentemente al centro dei miei pensieri.

Così dopo qualche giorno ho fatto un gran respiro, ho aperto il laptop e ho cominciato a progettare una nuova storia. Alla fine della settimana le idee, che per anni avevano turbinato nel labirinto della mia mente, avevano preso forma, coerenza e soprattutto forza.

E con loro anch’io ero tornato a respirare. 

Finalmente mi sentivo bene! Quella sensazione da pelle d’oca che hai quando riabbracci un amore dopo tanto tempo.

Poi accadde un fatto. Una sera d’inizio maggio, sul terrazzo, mi misi a osservare in lontananza la scia di un aereo che solcava il cielo: mi pensai a bordo. Trattenni un attimo il respiro, quindi, ad alta voce, mi dissi: «io quella vita non la voglio più fare».

Io voglio scrivere.

Ripartire da zero non equivale a riavvolgere il nastro della propria vita, anzi

Da quel giorno mi sono buttato a capofitto nella formazione e soprattutto ho rimesso in moto i muscoli dello scrittore. In capo a sei mesi ero rinato.

L’ottica con cui fino a quel momento avevo guardato a tutta la mia vita si era decisamente capovolta, ora sentivo che esisteva la concreta possibilità di costruirmi una nuova professione, di vivere di scrittura.

Non lo nego, ho iniziato a riempire fogli interi di schemi con ipotesi, a volte anche strampalate, su come poterci riuscire e da quel momento due cose sono divenute una costante: scrivere e studiare.

Dentro di me ero convinto, e lo sono tuttora, che la formazione era la chiave non solo per incanalare una passione e strutturarla, rendendola una professione con solide basi, ma anche per sconfiggere i fantasmi dell’insicurezza e prevenire il famigerato grillo parlante che aspettava al varco.

Sono partito a studiare narratologia e a perfezionarmi in scrittura creativa, la mia grande passione: tuttavia mi sono reso subito conto che non era sufficiente. Per poter trasformare in una professione la mia passione per lo scrivere dovevo ampliare l’offerta, differenziarmi.

Crisi.

Eh sì, mi sono sentito crollare il mondo addosso perché non riuscivo a capire cosa potessi includere nel mio pacchetto di competenze. Finché un giorno mi sono imbattuto in una persona che per me ha fatto la differenza. 

Scrollando le pagine di un social mi è apparso un post: Anna Pozzi si presentava come copywriting coach e content strategist e proponeva call conoscitive per spiegare il suo percorso per approcciarsi a quel mondo, Copy School

Mi è sempre piaciuto sperimentare; la proposta mi ispirava e così fissai una videochiamata. Per capire che avevo trovato il modo di diversificare le mie competenze in fatto di scrittura mi sono bastati venti minuti e poche frasi, dirette come frecce sul bersaglio.

Una su tutte:

«hai una buona penna, hai un ricco passato commerciale, non devi far altro che unirli e avrai ciò che cerchi».

Anna ha saputo non solo passarmi le competenze che mi mancavano, ma è riuscita anche a consolidare la mia volontà di cambiare la mia vita professionale e, soprattutto, rafforzare la mia autostima da scrittore, copywriter e web strategist.

Da quel momento il rapporto con Anna è cresciuto, giorno dopo giorno, trasformandosi in un nodo importante della mia nuova avventura.

Rimettersi a testa bassa a studiare, come ai tempi dell’università, non è stato affatto semplice, ma non ho mai fatto investimento migliore.

Ndr: guarda il video della mia chiacchierata con Luca, in cui mi racconta nel dettaglio emozioni e conseguenze di aver cambiato vita

Cambiare vita a 50 anni non è facile come bere un bicchier d’acqua

Vivere di scrittura non è la favoletta romantica. Tutti pensano che basti avere talento e una Musa prolifica per riuscire in un progetto simile, ma non è così.     

Ancor più non lo è se hai passato i cinquanta, se hai una vita scandita da impegni, anche economici, e soprattutto se devi fare tabula rasa senza passare dal via.

Eh sì, perché lasciare il certo per l’incerto, soprattutto economicamente, non è semplice e non deve essere preso alla leggera; ci vuole un piano curato nei minimi dettagli che faccia percepire quel passo come fattibile.

E poi ci vuole forza e pure coraggio. È anche necessaria una dose d’irrazionalità e saper accettare che, fintanto che non riusciamo a costruire una soluzione coerente ed efficace, tagliata in modo sartoriale sulla nostra vita, l’ansia pranza e cena con noi.

L’intraprendenza è però la vera chiave. Non solo è un carburante per affrontare tutto ciò che ti si presenta sulla strada per la costruzione della tua attività da freelancer, ma è anche un vero e proprio balsamo per la fatica e i timori.

Lasciare un lavoro ben pagato per inseguire un sogno: anche le persone più vicine a me, quando gliene parlavo, mi guardavano stralunate e quasi divertite. «Ma dici sul serio?» mi sentivo rispondere, «hai passato i cinquanta, non ti conviene aspettare la pensione

Inconcepibile per me. Tempus fugit dicevano i latini: troppo del mio tempo se ne era già andato.

Controcorrente, seguendo la regola d’oro di non ascoltare i mille grilli parlanti, ho preso la decisione che avrei trovato il modo di fare, nella mia vita, ciò che mi faceva felice, riuscendo a guadagnare abbastanza per vivere decorosamente.

Riuscire a vivere di scrittura è il risultato di un progetto ben curato

Mi sono così messo a scandagliare la mia situazione professionale per trovare il modo di fare un’inversione a “U” e abbandonare ciò che non mi faceva più stare bene. 

Se la si vuole trovare, una soluzione c’è. Può essere faticosa, contorta, ma c’è. La sola cosa di cui occorre essere consapevoli è che trascina con sé tutti gli altri ambiti della nostra vita.

Cambiano molte persone nel nostro parterre, si modificano abitudini, luoghi e anche ritmi. Ma questo, se all’inizio può spaventare, alla fine diviene salvifico.

La più grande certezza che otteniamo fin da subito, che si trasforma anche nel più grande risultato, è riappropriarsi del proprio tempo, essere felici di fare quello che si fa, anche quando ci sono problemi da risolvere.

Ma soprattutto sapere che nella nostra vita facciamo esattamente quello che ci fa battere il cuore.

Impagabile!

Guardare questo cambiamento prima di iniziarlo può spaventare, ma bisogna essere capaci di non farsi scoraggiare: come prima di un grande tuffo, l’ansia sale ma ciò che ci aspetta è impagabile.

Ora, se mi guardo indietro, resto stupito da tutto quello che sono riuscito a fare:

  • Creare un sito da zero
  • Promuovermi sui social e non solo
  • Trovare i primi clienti

Clienti che mi hanno affidato lavori anche delicati, come la preparazioni delle presentazioni delle loro opere editoriali, l’editing dei loro manoscritti o l’audit delle loro pagine web.

Trovarli non è stato impossibile, anzi: proprio grazie alla solida formazione in cui ho investito questo step l’ho affrontato con una sicurezza che ha sorpreso anche me stesso.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” diceva de Lavoisier: lavorare con la scrittura è possibile!

Quindi, se il demone della scrittura ti tormenta, non fare come me, non aspettare troppo a costruirti la vita che hai sempre desiderato, una soluzione per farlo c’è.

Io ci sono riuscito: sono diventato un libero professionista che lavora con la scrittura.

Ti è piaciuta la storia di Luca? Trovi punti di contatto con la tua? Raccontamelo nei commenti, sarò felice di ascoltarti!

Condividi questo articolo
Luca Redaelli
Luca Redaelli

Un passato da manager e un presente da content strategist, editor e ghostwriter. Un lettore onnivoro che ha deciso di vivere di parole e dare spazio anche all’autore di narrativa che è in lui, consapevole che la passione per la scrittura è nulla senza uno studio costante e il coraggio di mettersi in gioco.
Nel tempo libero ama cucinare, fa trekking e appena può salta su un aereo e fugge in Oriente.

3 commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Non solo punti di contatto! Come nel tiro al bersaglio, diverse le freccette che si sono avvicinate sempre più al centro, riuscendo in qualche caso anche a trafiggerlo.
    Anche io ho un impiego che è diventato la mia prigione e non mi rende né felice, né economicamente indipendente; ho una professione – counseling e mediazione relazionale – che amo e alla quale non sto dedicando le giuste energie per far sì che diventi la mia fonte principale di reddito. E ho la passione per la scrittura. Lei è il mio linguaggio preferenziale, il canale attraverso cui mi esprimo quando voglio prendermi cura di me e delle persone a cui tengo andando dritta al punto.
    Scrivere mi permette di scegliere accuratamente le parole e di parlare all’altro facendogli sentire che comprendo il suo mondo e aprendo altre finestre alle quali affacciarsi per aggiungere un tassello che può fare la differenza.
    Ecco, io oltre a tutto ciò che ha scritto Luca, sono anche dilaniata dal dubbio: usare la scrittura come strumento di aiuto della mia professione oppure mollare anche la mia professione per la scrittura?
    Ho bisogno di testimonianze sincere come la tua, Luca. Grazie.

    • Ciao Federica, grazie per il tuo bel commento!
      Parto dal fondo: nel dubbio, io non mollerei la tua (bella) professione prima di essermi quanto meno preparata una via alternativa, come la testimonianza di Luca spiega bene. Certo, prima o poi arriva il momento in cui un salto, piccolo o grande bisogna farlo, ma consiglio fortemente di prepararsi bene prima.
      Ciò che è certo è che con la padronanza della scrittura efficace ci si può aprire tante e diverse porte.
      Mi fa piacere che ti sia piaciuto questo racconto, presto ne pubblicherò altri, di altre persone 🙂

    • Federica grazie del tuo commento… Sono felice che ti riconosci in molte cose che ho scritto. Anche io amo da morire la scrittura e dico sempre che se fossi un tortellino, la scrittura sarebbe il mio brodo, il mio stato ideale.
      Mi ha colpito che anche tu ti senta prigioniera della tua professione: era esattamente ciò che provavo io prima di mollare la mia vecchia professione. Ciò che però mi sento di dirti, ribadendo quanto ho scritto nell’articolo, è di non fare passi avventati, bensì piani ben congegnati che ti facciano sentire serena in ogni passo che farai.
      Riguardo al fatto se usare la scrittura per la tua professione o meno, è qualcosa che devi capire dentro di te, ma una cosa te la posso dire, una volta che hai deciso di vivere scrivendo le strade sono talmente tante che avrai l’imbarazzo della scelta: condizione sine qua non, una formazione strutturalmente solida che ti permetta di affrontare qualunque progetto. Buona fortuna e un caro saluto!