Anna Pozzi

Scrivere un articolo di blog ottimizzato per la SEO: la mia procedura

Ottimizzare, posizionare su Google, “rankare”… Si possono usare termini differenti per parlare di un’unica cosa: scrivere un articolo di blog che si piazza in cima o quantomeno ai primi posti della SERP. Perché è importante saperlo fare?

Semplice: perché così facendo l’articolo veicolerà traffico in al sito in maniera completamente gratuita, sfruttando cioè la ricerca organica.

E più traffico su un sito equivale, generalmente, a maggiori guadagni per il proprietario del sito. Quindi, se vuoi lavorare come copywriter, ti conviene imparare a farlo!

Continua a leggere per scoprire come strutturo un articolo di blog in modo da garantirgli le migliori chances di posizionarsi in alto nella SERP.

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Title, description e H1: le basi da cui partire

Stavo per scrivere “parti sempre dal titolo”, e in sé non sarebbe un consiglio sbagliato se non fosse che per scrivere un buon titolo – e un buon title – c’è una cosa molto importante da fare primascegliere la parola chiave principale per la quale ottimizzare il tuo contenuto.

Ma diamo per fatta questa parte (al link qui sopra trovi l’articolo in cui spiego come fare) considerandola lo step “zero”, e procediamo verso lo step numero 1: scrivere un meta title efficace.

Se non sai cos’è il meta title te lo spiego subito e velocemente: si tratta del titolo cliccabile che apparirà nella SERP di Google.

È di fondamentale importanza che il meta title contenga la parola chiave principale (cerchi un tool per la SEO che ti aiuti a selezionarle?), mentre può non essere uguale al titolo principale del tuo articolo di blog, ovvero quello che il lettore vedrà quando clicca sul link e atterra sulla tua pagina.

Il meta title può essere lungo massimo 60 caratteri, mentre il titolo del blog può essere più lungo.

Il titolo principale o titolo H1 verrà visualizzato quindi solo da chi clicca effettivamente sul link nella SERP e ha davvero intenzione di leggere il tuo articolo; a livello di posizionamento, è importante inserire la KW principale anche nell’H1.

A livello strategico, invece, devi fare del tuo meglio per scrivere un H1 accattivante, coinvolgente e che stimoli la curiosità: lo sai che una percentuale altissima di utenti chiude l’articolo dopo averne letto solo il titolo?

Meta description: cos’è e come ottimizzarla

Al fine di posizionare un articolo di blog ai primissimi posti della SERP, c’è un altro elemento che non possiamo dimenticarci di ottimizzare: la meta description.

Esattamente come il meta title, la meta description non viene visualizzata nel blog ma è visibile solo nella SERP; è quella breve descrizione che appare sotto al link cliccabile (il meta title).

Anche qui devi fare del tuo meglio per essere convincente e “stuzzicante” in poco spazio… 160 caratteri appena. I miei consigli per riuscirci:

  • Dai un’anteprima del valore che l’utente potrà trovare nell’articolo
  • Utilizza call-to-action e formule che invitino a iniziare la lettura 
  • Fai capire che nell’articolo l’utente troverà la risposta alla domanda che ha generato la sua ricerca
  • Non dimenticarti di inserire la parola chiave principale anche qui

Non è semplicissimo scrivere un’ottima description, ma ti assicuro che con un po’ di pratica e guardando un buon numero di SERP e di description altrui, migliorerai velocemente.

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Iniziamo a scrivere: la struttura ideale per un articolo di blog

Bene, ora che una parte rilevante è fatta (te lo assicuro: ottimizzare title, description e H1 è molto importante) possiamo dedicarci alla scrittura. Per prima cosa, quello che faccio sempre è dare il meglio di me per scrivere un’introduzione davvero, davvero efficace.

Perché? Per due motivi:

  • Se vuoi fare tutto il possibile per posizionare bene il tuo articolo devi riuscire a inserire la tua parola chiave principale nelle prime due righe
  • Se vuoi fare tutto il possibile per non perdere il lettore devi dargli buonissimi motivi per continuare a leggere

Ricordi che più sopra ho detto che una percentuale impressionante di lettori se ne va dopo aver letto il titolo? Ecco, chi supera il titolo ha bisogno di essere convinto subito, nelle primissime righe. Devi tenere alta la sua motivazione a continuare e coinvolgerlo immediatamente. 

Il mio consiglio: prometti succose informazioni (ovviamente che darai davvero), fai capire che ci sarà tanta “ciccia”… ma senza svelare tutto. Altrimenti il lettore troverà la risposta che cerca nell’introduzione e… tanti saluti.

Smarcata l’introduzione, inizio a strutturare l’articolo con un’alternanza di H2 e H3 ben ponderata. La struttura è molto importante, perché Google “la vede” così come la vede l’occhio umano, ed è quindi vitale che sia razionale e ordinata.

Questo si ottiene alternando in maniera naturale H2, H3 e relativi paragrafi, ordinati anch’essi, ovvero composti da blocchi di testo non più lunghi di 5 o 6 righe; a loro volta, i paragrafi non dovrebbero contenere più di 5 o 6 blocchi di testo circa (l’obiettivo è quello di non farli troppo lunghi).

Perché è utile “spezzettare” il testo?

La pratica di “dare aria” a un contenuto dividendolo in piccoli blocchi di testo è fondamentale per favorire la leggibilità, ma anche per non scoraggiare il lettore che potrebbe trovarsi davanti un muro di parole che considera troppo alto da “affrontare”.

Ricorda inoltre che chi legge da mobile si trova già al cospetto di blocchi di testo più lunghi, ecco perché è saggio lasciare una riga vuota spesso e volentieri se vuoi che anche gli utenti mobile si affezionino al blog – a proposito: hai letto la guida su come aprire un blog in maniera semplice?

Altra pratica utile per favorire la leggibilità e l’assimilazione delle informazioni (e che piace tanto a Google) è quella di utilizzare gli elenchi puntati o bullet point quando possibile.

Invece di fare una lunga lista di voci separate da virgole, sintetizza e organizza le informazioni per punti.

Parole chiave: dove e come le inserisco?

Avrai notato che non ho più fatto cenno alle parole chiave. In effetti, quando scrivo un blog, una volta che le ho messe nei punti “strategici” me ne dimentico abbastanza.

Seguo generalmente questa regola: parola chiave principale nell’H1 e parole chiave secondarie negli H2 (non sempre, quando riesco). Tutto il resto… vien da sé. 

Come? Semplicemente concentrandomi ad approfondire il più possibile l’argomento principale, che è legato a doppio filo alla KW primaria.

Se approfondisci, esplori l’argomento in ogni suo aspetto e non vai fuori tema, parole chiave e loro sinonimi (importantissimi) vengono da sé; non dovrai preoccuparti di inserirle in maniera forzata, perché ti verrà naturale usarle. Saranno parole di cui avrai davvero bisogno.

Posso assicurarti per esperienza diretta che bastano poche ripetizioni della KW principale per posizionare un articolo ai primi posti di una SERP.

Infatti, per quanto le parole chiave siano importanti, lo sono anche la struttura, i link interni ed esterni, la leggibilità e soprattutto il valore e la profondità di quello che scrivi. 

Il modo migliore per arrivare al primo posto? Fare meglio degli altri!

L’unico metodo davvero infallibile per piazzare un blog al primo posto su Google è quello di creare il contenuto migliore possibile per quella parola chiave. Non scherzo, è proprio così.

Questo significa… tante cose, ma soprattutto comprendere alla perfezione l’intento di ricerca degli utenti e rispondere nel miglior modo possibile alle loro domande esplicite e implicite.

La scorciatoia per farlo? Analizzare bene la SERP generata dalla parola chiave principale e guardare cosa hanno fatto gli altri. Perché se sono ai primi posti di quella SERP un motivo c’è sicuramente.

Quindi cerca di comprendere qual è, guarda di cosa parlano gli altri, quali risposte danno e poi… fai di più. Fai di meglio. Offri ancora più valore. Gli utenti apprezzeranno, Google apprezzerà… e ti premierà.

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Anna Pozzi
Anna Pozzi

Copywriter e content strategist con un passato da giornalista, oggi si realizza nel formare chiunque desideri lavorare con il copywriting e trasformare la passione per la scrittura in una professione.

Quando non fa ciò, è impegnata ad aiutare le aziende migliori a far esplodere la loro comunicazione.

Nei momenti in cui non ha le mani sulla tastiera o una penna in mano, o è immersa nella natura o sta viaggiando (nei casi più fortunati, tutt'e due).

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